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Storie per orientare | 5 min. tempo di lettura

Come trovare la motivazione al cambiamento

Il cambiamento passa attraverso diverse fasi: dalla presa di coscienza della necessità di cambiare al cambiamento vero e proprio. È un percorso non semplice, che può comportare indecisioni e ricadute ma, se fatto con la giusta motivazione, può portare al raggiungimento dei risultati desiderati.

Può capitare a tutti di sentirsi insoddisfatti della propria condizione, ma di non sapere come fare per cambiarla. È una situazione molto comune: si è consapevoli delle conseguenze negative del proprio comportamento, si vorrebbe modificarlo, ma ci si sente bloccati e ci si trova a ripetere lo stesso schema comportamentale tanto familiare. Alcuni esempi di ragionamenti che ci bloccano sono: “So che sarebbe meglio per me ridurre la quantità di dolci che mangio dopo cena, ma mi piacciono così tanto che non riesco a farlo” o, ancora, “So che mi sentirei meglio se facessi una passeggiata ogni giorno, ma quando torno dal lavoro sono così stanco che non vedo l’ora di sdraiarmi sul divano!”.

Rimanere nella condizione presente è più facile che affrontare un cambiamento, per il quale è necessario innanzitutto trovare la giusta motivazione.

La motivazione e le fasi del cambiamento

La motivazione è, infatti, la disposizione al cambiamento. È il motorino di avviamento della scelta di cominciare a impegnarsi in un certo compito, di spendere una certa quantità di energie e di mantenere nel tempo i risultati raggiunti: nessun cambiamento può avvenire in assenza di motivazione. Si tratta di uno stato dinamico che può variare da un momento all’altro e da una situazione all’altra ed è determinato da diverse variabili che non dipendono esclusivamente da noi. Gli psicologi James Prochaska e Carlo Di Clemente hanno indagato i meccanismi del cambiamento, identificando una serie di fasi che le persone generalmente attraversano nel tentativo di risolvere i propri problemi. Queste fasi possono essere esemplificate nella cosiddetta “ruota del cambiamento”.

La motivazione è la fondamentale disposizione al cambiamento. È come un motorino di avviamento della scelta di impegnarsi in un certo compito e di mantenere nel tempo i risultati raggiunti: nessun cambiamento può avvenire in assenza di motivazione.

1) Fase di precontemplazione: non c’è ancora la consapevolezza dell’esistenza di un problema. Chi si trova in questa fase non pensa e non sente di dover modificare il proprio comportamento.

2) Contemplazione: c’è una parziale consapevolezza dell’esistenza di un problema. Chi si trova in questa fase desidera fare qualcosa per cambiare il proprio comportamento, ma non riesce a farlo.

3) Determinazione: chi si trova in questa fase è intenzionato ad attivare un cambiamento, è perfettamente consapevole degli aspetti negativi legati al suo comportamento malsano e questo lo porta a sentire la necessità urgente di cambiare e a domandarsi cosa fare concretamente per risolvere il problema.

4) Azione: in questa fase la persona mette in atto le strategie di cambiamento identificate nello stadio precedente, per esempio, inizia concretamente un percorso terapeutico, entra in un programma, intraprende un trattamento adeguato.

A questo punto il cambiamento è cominciato ed è reale. Eppure, il processo non finisce qui, perché, passata la forza propulsiva della trasformazione, è necessario trovare le energie per portarla avanti. Inizia così la fase successiva, quella del mantenimento.

5) Mantenimento: dopo 6 mesi in cui il cambiamento comportamentale è avvenuto, subentra un’altra fase, quella della incorporazione del cambiamento nel nuovo stile di vita.

6) Ricaduta: può verificarsi per motivi diversi, come un impulso o una tentazione particolarmente forte; oppure volersi mettere alla prova o, ancora, perché l’impegno è vissuto come troppo pesante. È importante sottolineare che la ricaduta fa parte del processo di cambiamento, non deve spaventare né stupire: è normale che capiti.

L'ambivalenza e la bilancia decisionale

Perché il cambiamento abbia inizio, è necessario superare quella fase iniziale in cui si registra sempre una forte ambivalenza tra rimanere nella condizione in cui ci si trova e cambiare. Questa ambivalenza è particolarmente forte in presenza di disturbi del comportamento alimentare.

Per trovare la motivazione al cambiamento può essere utile "soppesare" vantaggi e svantaggi di un certo comportamento, immaginando di porli sui piatti di una bilancia.

Il superamento dell’ambivalenza corrisponde al risultato del conflitto tra costi e benefici del comportamento problematico. Immaginiamo una classica bilancia con due piatti: su uno posizioneremo i vantaggi e gli svantaggi del comportamento attuale e sull’altro i vantaggi e gli svantaggi che otterremmo da un cambiamento. È un’analisi molto utile, perché spesso ci si sofferma soltanto sugli aspetti negativi del comportamento e non si tengono in alcuna considerazione quelli positivi, nei quali è insito il senso stesso che quel comportamento, per quanto “malsano”, riveste per la persona. Inoltre, ci costringe a un piccolo sforzo: difficilmente penseremmo spontaneamente a tutti questi aspetti, e metterli in fila permette di visualizzarli con maggiore chiarezza.

Va sottolineato, infine, che più del numero di vantaggi o svantaggi, è importante il valore che la persona attribuisce a ciascuno di essi. Nella bilancia decisionale si può attribuire loro un punteggio che aiuti a identificare meglio il loro valore per la persona.

 

Per approfondire
  • Prochaska e Di Clemente, Modello transteorico di cambiamento (1980)

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