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Storie di scienza | 5 min. tempo di lettura

Uomo e donna: le differenze nel percorso di dimagrimento

Uomini e donne hanno modi spesso anche molto diversi di affrontare e gestire obesità e sovrappeso: lo dicono chiaramente i risultati di un importante studio condotto a livello internazionale coinvolgendo oltre 14.500 persone che soffrono di questa patologia. Action Io evidenzia le percezioni, le attitudini, i comportamenti e gli ostacoli nella cura dell’obesità.

“Gli uomini e le donne sono uguali”, cantava Cesare Cremonini, ma questo non è certamente vero quando si parla di salute: esistono, infatti, enormi e sostanziali differenze sia nella fisiologia maschile rispetto a quella femminile – e , quindi, nella risposta dell’organismo a trattamenti e terapie – sia  nell’approccio a una determinata patologia. Tant’è vero che si è sviluppato da tempo – e  ormai è validato ampiamente dalla comunità scientifica – il  concetto di “medicina di genere”, la branca della medicina che studia le diversità biologiche e socio-culturali tra uomini e donne e l’influenza che questi fattori hanno sullo stato di salute e di malattia e sulle risposte alle terapie che caratterizzano e differenziano l’universo maschile da quello femminile.

Non fanno eccezione la gestione e il trattamento di obesità e sovrappeso: è quanto emerge da Action Io (Awareness, Care and Treatment in Obesity Management, an International Observation), il grande studio che nel 2020 ha coinvolto 11 diversi Paesi nei cinque continenti, con oltre 14.500 partecipanti (persone con obesità) più 2.800 operatori sanitari, con l’obiettivo di identificare le differenze uomo/donna nel riconoscimento, nella gestione e nei percorsi di cura in merito a obesità e sovrappeso, ma anche di individuare le percezioni, le attitudini, i comportamenti e gli ostacoli per la cura di queste patologie.

Action Io è il più ampio studio realizzato per individuare gli ostacoli alla gestione dell’obesità. Ha coinvolto sia le persone con obesità (oltre 14.500), sia i medici (2.800 operatori sanitari) di ben 11 Paesi: Australia, Cile, Israele, Italia, Giappone, Messico, Arabia Saudita, Corea del Sud, Spagna, Emirati Arabi Uniti e Regno Unito. Fornisce una fotografia generale, ma precisa delle percezioni e attitudini relativi all’obesità.

Poca consapevolezza sull'obesità

Lo studio fa emergere un primo dato importante: generalmente i pazienti con obesità sottovalutano la gravità della malattia e, di conseguenza, non cercano l’aiuto di cui necessiterebbero per perdere peso in maniera efficace e duratura. 
Il 49% di tutte le persone con classe alta di obesità non credono, poi, che il loro peso possa comportare una riduzione dell’aspettativa di vita e sottovalutano anche l’incidenza di altre malattie strettamente collegate all’eccesso di peso. Sebbene, dunque, si sia lavorato molto perché l’obesità fosse riconosciuta come malattia cronica, spesso non ne è percepita la gravità in primis da chi ne soffre, ma anche da molti operatori sanitari. E questo rappresenta un grosso ostacolo nella gestione della malattia, perché un rapporto che abbia come base la consapevolezza di voler agire insieme, medico e paziente, con impegno e rispetto reciproco è il presupposto indispensabile per arrivare una diagnosi il più rapida possibile, fondamentale per avviare un processo di cura.

Rapporto medico/paziente: le criticità da risolvere

Lo studio  Action Io, tra le altre cose, prende in esame proprio il rapporto tra medico e paziente, evidenziando dati importanti: ci vogliono in media sei anni perché una persona con obesità riesca a discutere della sua patologia con il medico. Dalle interviste agli operatori sanitari emerge, poi, che i medici percepiscono una bassa motivazione nel perdere peso in chi soffre di obesità e la percezione, da parte loro, che sia semplice dimagrire, quando invece sappiamo bene che è un percorso lungo e spesso complicato, che coinvolge diversi ambiti di azione e un team multidisciplinare di specialisti.

In media passano 6 anni perché una persona con obesità riesca a discutere della sua patologia con il medico e solo il 38% riceve, poi, una corretta diagnosi. Lavorare sulla formazione degli operatori sanitari è dunque di fondamentale importanza.

Uomo e donna non sono uguali nell'affrontare e gestire la malattia

Dallo studio emergono anche importanti differenze di genere nell’approccio all’obesità: le donne sono più propense a perdere peso rispetto agli uomini (4,6 tentativi rispetto a 3,1), sono più disposte ad assumere farmaci e anche ad affrontare l’eventuale intervento di chirurgia bariatrica suggerito dal medico, ma allo stesso tempo tre donne su quattro (il 75% del campione) riassumono peso dopo sei mesi, rispetto a un uomo su due.

Anche le patologie correlate all’obesità hanno un’incidenza diversa rispetto al sesso di appartenenza: gli uomini hanno maggiori probabilità di segnalare complicanze cardio-metaboliche (10% rispetto al 4% delle donne) e pressione alta (37% gli uomini contro il 27% delle donne), mentre ansia e depressione interessano maggiormente l’universo femminile (28%) rispetto a quello maschile (14%).
Dal 1975 i tassi di obesità si sono triplicati in tutto il mondo: interessa ben 650 milioni di adulti e più di 120 milioni di bambini e adolescenti, il 20% degli uomini e il 23% delle donne nella sola Europa, e si prevede che nel 2030 sarà affetto da questa patologia ben il 50% della popolazione europea. 
È una delle maggiori sfide sanitarie che attendono il pianeta nel prossimo futuro e dobbiamo tutti comprenderne la portata e impegnarci perché a una maggior informazione e consapevolezza possano corrispondere interventi terapeutici rapidi ed efficaci.

Per approfondire
  • G. Rigas, A. Alfadda, I. Caterson et al., “Differences in impact and perception of obesity between women and men: results from ACTION-IO”. Abstract presented at ECO-ICO Online, 1-4 September 2020.
  • P. Sbraccia, A. Alfadda, I. Caterson et al., “The underestimation of obesity by individuals needs to be addressed by healthcare professionals”. Abstract presented at ECO-ICO Online, 1-4 September 2020.
  • I.D. Caterson, A.A. Alfadda, P. Auerbach et al., “Gaps to bridge: misalignment between perception, reality and actions in obesity”. Diabetes Obes Metab. 2019; 21:1914-1924

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