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Storie per orientare | 5 min. tempo di lettura

Disturbi del sonno, peggiorati con il Covid

Covid e lockdown, quarantena e abitudini quotidiane stravolte: la rivoluzione ha interessato anche la qualità del nostro sonno, secondo una recente ricerca tutta italiana. E così scopriamo che tante sono le cause che hanno influito sul riposo notturno, a partire dallo smart working e all'iper esposizione a smart devices nel periodo serale alla quale siamo stati tutti sottoposti durante la crisi sanitaria.

 

Stili di vita radicalmente cambiati: il Covid-19 ha stravolto la nostra quotidianità, con indubbie conseguenze anche sulla salute delle persone. Una recente ricerca ha indagato, in particolare, l’impatto della quarantena sulla qualità del sonno degli italiani, svelando il peso che ha avuto per tutti, con risvolti negativi e aumento dei disturbi del sonno.

Lo studio è stato condotto dal Dipartimento di Medicina e Chirurgia Clinica, unità di endocrinologia, dell’Università Federico II di Napoli e ha esaminato il periodo del lockdown più duro: gennaio-aprile 2020, quando tutti noi siamo stati chiusi in casa per le misure restrittive emanate dal governo al fine di limitare i contagi. I ricercatori hanno interrogato gli abitanti dell’area metropolitana di Napoli dopo 40 giorni dall’inizio del lockdown, con questionari mirati a indagare come la quarantena abbia influito sul sonno notturno. Coinvolti nella ricerca anche soggetti con un BMI - indice di massa corporea - elevato e, quindi, persone in sovrappeso o con grado di obesità I e II, per i quali spesso il sonno era un momento non facile già prima del lockdown: è noto infatti come a un aumento della circonferenza della vita corrisponde, infatti, una maggiore incidenza dei disturbi del sonno, come difficoltà ad addormentarsi alla sera, frequenti risvegli durante la notte, con conseguente sensazione di maggior stanchezza durante il giorno.

I colpevoli

Sul banco degli imputati tutti i fattori di stress che hanno caratterizzato la quarantena: innanzitutto l’ansia per la situazione sanitaria e per la salute dei propri cari, la preoccupazione per il futuro, il lavoro, l’assenza di socialità e di relazioni interpersonali. Oltre a questo, l’obbligo di stare chiusi in casa ha portato a ridurre drasticamente sia i momenti all’aria aperta e, quindi, di svago, sia l’attività fisica, che impatta sulla qualità del sonno di ognuno di noi: giornate piatte, sempre uguali, senza occasioni di socialità e di sforzo fisico hanno provocato sonni non poco disturbati agli italiani. Se ci aggiungiamo un’alimentazione completamente stravolta, con nuove abitudini alimentari (per esempio, snack ripetuti nel corso della giornata, spuntini notturni, maggior consumo di carboidrati e di “comfort food”, cioè cibi di conforto particolarmente graditi in una situazione psicologicamente impegnativa) che hanno inevitabilmente avuto un impatto sui nostri sogni. Anche lo smart working, praticato da numerosissimi lavoratori obbligati tra le mura domestiche, pare abbia influito negativamente sulla capacità rigenerante del riposo notturno: secondo la ricerca napoletana, infatti, stare di fronte alla luce blu dei device, sempre connessi alla rete tramite computer, smartphone e tv, talvolta senza interruzione e fino a notte inoltrata, riduce la secrezione della melatonina, ormone indispensabile per garantire una sufficiente qualità del sonno.

L’abitudine di tenere sempre sottomano cellulari e device, computer e schermi a luce blu, ha influito pesantemente sulla qualità del nostro sonno durante la quarantena. E così lo smart working, praticato senza buonsenso e a orari non definiti, è entrato di diritto tra le cause del peggioramento del riposo notturno.

E così quasi la metà degli interpellati ha risposto di aver avuto problemi sia a prendere sonno, sia a mantenerlo durante la notte; il peggioramento ha riguardato maggiormente coloro che, durante la quarantena, hanno dovuto lavorare in modalità smart working, uomini soprattutto. E la situazione è peggiorata, in particolare, in chi è in sovrappeso o con obesità di primo e secondo grado: lo stress da lockdown su di loro ha influito in maniera pesante, con sonni frammentati e livelli di stress accentuati.

Le buone abitudini per dormire meglio

Tenersi aggiornati sulla situazione, incontrare almeno virtualmente amici e parenti, lavorare fino a tarda sera: molti sono i fattori che ci hanno spinto a stare connessi in momenti della giornata in cui invece sarebbe meglio spegnere tutto in preparazione al sonno. Anzi, è consigliabile rigettare abitudini dannose per la qualità del nostro sonno e per la nostra salute in generale, a partire proprio dai device: limitiamone l’uso alla sera, soprattutto poco prima di coricarci, e lasciamoli fuori dalla camera da letto. La luce blu emessa dai loro schermi sovraeccita il nostro cervello, ritardando la fase di addormentamento, che porta a un corretto riposo. Sul comodino è molto meglio tenere un buon libro, in grado viceversa di favorire proprio l’assopimento. Se poi già facciamo fatica ad addormentarci, meglio evitare pennichelle e pisolini pomeridiani che superino i 20-30 minuti: potrebbero ritardare ulteriormente la caduta tra le braccia di Morfeo.

Ci sono, infine, cibi eccitanti che influenzano negativamente la qualità del sonno: bevande energetiche, zuccherate e contenenti caffeina o teina, cibi fritti o troppo pesanti consumati per cena, cioccolato o dolci dopo una certa ora andrebbero evitati. Alla sera meglio consumare un pasto leggero a base di alimenti freschi, come pesce e verdure, senza cedere alla tentazione di dolci o altro dopo una certa ora, perché rallentano la digestione, con influenze anche sull’addormentamento.

Sono semplici e poche le abitudini quotidiane che favoriscono il sonno, a partire dall’alimentazione, che deve prediligere, alla sera, cibi freschi e leggeri, ed evitare, invece, piatti troppo pesanti, fritti o con ingredienti eccitanti, che possono ritardare la fase fondamentale dell’addormentamento.

Difficoltà ad addormentarsi, frequenti risvegli durante la notte, sensazione di maggior stanchezza durante il giorno: se avverti queste problematiche e vuoi capire se e come posso influenzare il tuo peso, rivolgiti con fiducia a un medico.

Per approfondire

- L. Barrea, G. Pugliese, L. Framondi, G. Muscugiuri et al., “Does Sars-Cov-2 threaten our dreams? Effect of quarantine on sleep quality and body mass index”

- X.R. Fox “The influence of physical activity on mental well-being”. Public health nutrition 1999

- A.M. Spaeth, D.F. Dinges “Sleep and obesity” in: Thomas A Wadden & George A Bray (eds.). Handbook of Obesity Treatment. New York: Guilford Press 2018.

 

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