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Storie di cultura | 7 min. tempo di lettura

“Effetto pandemia”: così sono cambiate le nostre abitudini alimentari

Covid e lockdown, smart working e sedentarietà: come hanno influito sui nostri stili di vita e, in particolare, sulle nostre abitudini alimentari? L’attenzione dei ricercatori si è focalizzata su questo, con dati estremamente interessanti, che meritano attenzione per cercare di raddrizzare il tiro ora che l’emergenza va lentamente scemando.

Marzo 2020: l’Organizzazione mondiale della Sanità dichiara l’epidemia da Covid-19 pandemia globale. Da allora tutto è cambiato, lo sappiamo bene: con tempi diversi, il virus si è diffuso ovunque, non risparmiando nessun Paese del mondo e obbligando via via tutti gli Stati ad adottare misure rigide di contenimento del contagio. Il lockdown è stata la misura estrema per mettere un freno al dilagare del Coronavirus: chiusura dei negozi, delle scuole, degli uffici, coprifuoco e divieti di spostamento, cittadini costretti a restare il più possibile tra le mura domestiche, con l’adozione dello smart working per i lavoratori e dell’e-learning per gli studenti. 

Nessuno di noi dimenticherà quel periodo, dal quale ancora a distanza di tempo facciamo fatica a uscire, e non soltanto a livello di mercato globale o finanziario. Perché la pandemia non solo ha stravolto le nostre vite dal punto di vista sociale ed economico, ma ha influito pesantemente sulle abitudini quotidiane di tutti noi, anziani, adulti, giovani, bambini, nessuno escluso. Si susseguono ora gli studi e le ricerche che indagano proprio le modifiche che il periodo più duro inevitabilmente ha portato ai nostri stili di vita, per comprendere quali conseguenze a lungo termine deriveranno dalla pandemia.

E così si focalizza l’attenzione, tra gli altri ambiti, anche sull’impatto di Covid e lockdown sulle abitudini alimentari della popolazione mondiale, costretta in casa per un lungo periodo, e su ciò che potrà derivarne in termini di salute globale. Uno studio canadese pubblicato a giugno 2020 metteva in guardia proprio su questo: “La pandemia dell’obesità sostituirà il Coronavirus?”, si domandavano i ricercatori. Gli studiosi hanno voluto sottolineare come depressione, ansia e frustrazione, disturbi del sonno e preoccupazioni per il futuro lavorativo, unite a nuove insane abitudini alimentari dettate dal confinamento domestico, avrebbero potuto portare, nel lungo periodo, al dilagare dell’obesità, proprio come una pandemia pericolosa al pari del Covid-19. Ma quali sono queste rivoluzionate abitudini a tavola, tanto pericolose da preoccupare gli studiosi di tutti i Paesi del mondo?

 

Divieto di uscire di casa, negozi, uffici e scuole chiuse, tutti in casa. I mesi del lockdown sono stati difficili per tutti e hanno obbligato ognuno di noi a cambiare le sue abitudini quotidiane e gli stili di vita, anche in termini di alimentazione. Le conseguenze si pagano ancora ora, con una popolazione più in sovrappeso e propensa alla sedentarietà.

Più cibo, meno attività fisica

Innanzitutto un aumento del numero dei pasti e degli spuntini, soprattutto di quelli notturni, anche solo come passatempo contro la noia da lockdown: ovunque, infatti, si è optato per scelte alimentari più facili, ma meno sane, come una riduzione degli alimenti freschi (anche per problemi di approvvigionamento durante i mesi del lockdown, con i supermercati presi d’assalto un po’ ovunque) controbilanciata da un aumento dei pasti già pronti, spesso molto meno salutari, e dai “cibi di conforto”, come cioccolato e dolcetti, che sono una coccola a cui è stato difficile rinunciare nel periodo più nero, e che hanno anche un’azione antidepressiva.

Allo stesso modo si è registrato ovunque un aumento del consumo di carboidrati e zuccheri: pasta, torte, pane e pizza fatti in casa, farine e lieviti, con rifornimenti casalinghi spesso davvero esagerati, ma giustificati da ansia e preoccupazioni crescenti, specialmente a inizio pandemia. E proprio l’incertezza ha favorito anche il consumo di alcool, oltre che di cibo, e l’aumento del tempo trascorso in maniera sedentaria, di fronte a schermi di tv e computer, tablet e telefonini non ha fatto altro che peggiorare la situazione: impossibilitati a uscire, a frequentare parchi e palestre e costretti a lavorare da casa, i cittadini di tutto il mondo hanno visto calare drasticamente le ore destinate all’attività fisica. Anche i più motivati e volenterosi, quelli che si sono arrangiati cercando di praticare sport tra le mura domestiche, hanno inevitabilmente visto salire, come un contrappasso dantesco, le lancette della bilancia: +1,50 kg in media l’aumento di peso per tutti, con il +10% di calorie ingerite, secondo una ricerca condotta in Italia.

Pasti più frequenti e abbondanti, snack a ogni ora della giornata e della notte, quasi che il cibo potesse dar consolazione nel momento più buio. E poi ridotta attività fisica e aumento del tempo speso di fronte agli schermi: tante le abitudini errate che abbiamo accumulato durante la pandemia e dalle quali dobbiamo tornare indietro senza indugi.

 

Invertire la rotta, subito

Ma non è tanto una questione di peso, quanto di salute quella che preoccupa maggiormente gli esperti: la “scia lunga” del Covid anche a distanza di mesi e anni può influire sulle scelte alimentari e sugli stili di vita, favorendo pericolosi punti di non ritorno. Disabituarsi a una sana e regolare attività motoria, per esempio, può avere effetti pesanti sulla salute dell’individuo, può determinare problemi alle ossa, al cuore, alle articolazioni, può concorrere a un invecchiamento prematuro dell’organismo e a problematiche anche severe.

Ospedali impegnati a fronteggiare l’emergenza e studi medici chiusi per evitare la diffusione del contagio hanno, poi, spinto molti di noi a rimandare visite, controlli e check-up, con conseguenze gravi, in particolare, per i malati cronici. Questa abitudine a evitare il ricorso al medico va corretta il prima possibile, senza indugiare oltre: pazienti diabetici, obesi, cardiopatici hanno bisogno di tenere monitorate le loro patologie in maniera costante, evitando i ricorsi di emergenza o le situazioni di criticità. 

Insomma, bisogna essere consapevoli degli effetti di quarantena, lockdown e pandemia non solo per le nostre tasche, ma anche per la nostra salute e cercare, ora che la situazione sembra lentamente migliorare grazie alle vaccinazioni ovunque diffuse, di correggere quelle abitudini errate che potevano darci conforto nel periodo più buio, ma che se adottate per troppo tempo possono far molto male alla nostra salute. Senza indugio, senza rimandare.

La pandemia ha spinto molti di noi a rimandare visite, controlli e check-up: è un’abitudine pericolosa, che va corretta in fretta. Il medico resta, infatti, il punto di riferimento al quale rivolgersi per correggere stili di vita e mantenere sotto controllo il peso, prevenendo così situazioni di emergenza.

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Per approfondire

- G. Bennett, E. Young, I. Butler, S.Coe, “The impact of lockdown during the Covid-19 outbreak on dietary habits in various population groups: a scoping review”

- A. Ghanemi, M. Yoshioka, J. St-Amand, “Will an obesity pandemic replace the Coronavirus disease-2019 pandemic?”

- “Listings of WHO's Response to COVID-19”, https://www.who.int/news-room/detail/29-06-2020-covidtimeline (cited September 25, 2020).

- A. Ammar, M. Brach, K. Trabelsi, H. Chtourou, O. Boukhris, L. Masmoudi et al. “Effects of Covid19 home confinement on eating behaviour and physical activity: results of the Eclb-Covid19 international online survey”, Nutrients (2020) 

- L. Di Renzo, P. Gualtieri, F. Pivari, L. Soldati, A. Attinà, G. Cinelli et al. “Eating habits and lifestyle changes during Covid-19 lockdown: an Italian survey”, J Transl Med. (2020) 

- M. Pellegrini, V. Ponzo, R. Rosato, E. Scumaci, I. Goitre, A. Benso et al. “Changes in weight and nutritional habits in adults with obesity during the “lockdown” period caused by the Covid-19 virus emergency”, Nutrients (2020) 

 

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