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Storie per orientare | 5 min. tempo di lettura

Gufo o allodola? Quando il cronotipo influenza il peso e la salute

Vi svegliate presto, spesso anche prima che suoni la sveglia e siete già pronti ad affrontare la giornata? Oppure siete tra coloro che dormirebbero fino all’ultimo secondo, ma che la sera fanno tardi senza problemi e sono ancora ben concentrati sul lavoro o sullo studio? La predisposizione all’attività diurna o a quella notturna è geneticamente determinata e prende il nome di “cronotipo”.

L’uomo, per natura, tende a essere un animale diurno: sveglio e attivo di giorno e dormiente di notte. La maggior parte delle persone segue naturalmente questo stile di vita, regolato da una sorta di orologio interno che determina il cosiddetto ritmo circadiano, cioè le ore di sonno e quelle di veglia che si susseguono nelle 24 ore. Anche lo stile di vita contemporaneo è ancora prevalentemente legato a questo tipo di ritmo, che ci porta al lavoro o a scuola al mattino presto.

Eppure abitudini differenti, stili di vita ma anche una predisposizione genetica possono far sì che una persona sia più attiva nelle ore serali, sia in grado di spendere più energie, fisiche e mentali, nella seconda parte della giornata e tenda ad andare a letto tardi. Queste persone sono spesso definite “gufi”, in contrapposizione ai più mattinieri, cioè alle “allodole”. Esiste poi il cronotipo intermedio, con caratteristiche sia dell’uno, sia dell’altro. 

Il legame tra cronotipo, stile di vita e stato di salute è oggetto di interessanti studi scientifici. Alcune ricerche stanno indagando sul probabile legame tra cronotipo “gufo” e alcune problematiche come diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e obesità. Al banco degli imputati sono soprattutto le abitudini che si accompagnano allo stile di vita “notturno”. I gufi tendono a mangiare in modo più disordinato, a consumare più alcolici, caffeina e carboidrati e ad avere anche un sonno meno regolare. Anche comportamenti riconosciuti come meno salutari, come per esempio saltare la prima colazione o mangiare poco prima di andare a dormire (cosa che può favorire un innalzamento dei livelli di glucosio nel sangue) sono adottate maggiormente dai cronotipi notturni.

L’uomo, per natura, tende a essere un animale diurno: sveglio e attivo di giorno e dormiente di notte. Ma non per tutti è così: abitudini, stili di vita e genetica possono far sì che una persona sia più “gufo”, in contrapposizione alle “allodole”, cioè coloro che sono maggiormente attivi con la luce del giorno. 

 

Cronotipo e obesità

La dottoressa Giovanna Muscogiuri, endocrinologa all’università Federico II di Napoli e autrice di diversi studi sul rapporto tra cronotipo e obesità, spiega che nelle persone con obesità, oltre dieta e attività fisica è bene «valutare anche il cronotipo e fare in modo che il “gufo” diventi “allodola”, suggerendo di seguire, alla sera, una dieta che favorisca il sonno: ricca, per esempio, di vegetali a foglie verdi, latte, formaggio, yogurt, semi». Ma in che modo il cronotipo predisporrebbe all’obesità? Spiega la dottoressa: «Chi sta sveglio fino a tardi va in controtendenza rispetto ai ritmi naturali che alternano luce e buio, tende a consumare cibi meno sani e più ricchi di grassi, mentre le “allodole” sono più propense ad aderire alla dieta mediterranea, la più salutare». 

 

Gufo o allodola? Un test per scoprirlo

Fai il questionario di autovalutazione per scoprire il tuo cronotipo.

L’influenza del lockdown

La pandemia non ha certo aiutato: chiudendo in casa le persone, ne ha modificato drasticamente le abitudini, riducendo - se non azzerando - l’attività fisica, aumentando l’esposizione a schermi di tv, computer e smartphone e annullando le relazioni sociali. Questo ha comportato uno stile di vita più sregolato e più sbilanciato verso il cronotipo “serale”, con meno ore di sonno e una qualità del riposo alterata, anche per via dello stress e dell’ansia causati dalla situazione sanitaria. Reazione frequente è stata anche cercare conforto nel cibo, specialmente nei carboidrati che però hanno effetti negativi sul sonno e un riposo notturno irregolare può avere effetti negativi anche sulla salute, innescando, quindi, un circolo vizioso che è ancora oggetto di studi. Infine, lo smart working ha “costretto” i soggetti a diventare gufo tirando tardi la sera ed esponendosi a devices elettronici in momenti della giornata in cui abitualmente non dovrebbe esserlo.

Chi sta sveglio fino a tardi va in controtendenza rispetto ai ritmi naturali che alternano luce e buio, tende a consumare cibi meno sani e più ricchi di grassi, mentre le “allodole” sono più propense ad aderire alla dieta mediterranea, più salutare. La pandemia ha modificato le abitudini di molti, rendendoli più “gufi”.

La predisposizione all’attività diurna o a quella notturna è geneticamente determinata e prende il nome di “cronotipo”. Abitudini, stili di vita e la predisposizione genetica influenzano, secondo recenti studi, anche il nostro peso. Se vuoi saperne di più, chiedi informazioni in merito al tuo medico di fiducia oppure parla con un medico specialista.

Per approfondire

- Muscogiuri G, Barrea L, Aprano S, Framondi L, Di Matteo R, Altieri B, Laudisio D, Pugliese G, Savastano S, Colao A. Chronotype and cardio metabolic health in obesity: does nutrition matter? Int J Food Sci Nutr. 2021 Mar 24:1-9. doi: 10.1080/09637486.2021.1885017. Epub ahead of print. PMID: 33759693.

- Muscogiuri G, Barrea L, Aprano S, Framondi L, Di Matteo R, Laudisio D, Pugliese G, Savastano S, Colao A, On Behalf Of The Opera Prevention Project.

- Chronotype and Adherence to the Mediterranean Diet in Obesity: Results from the Opera Prevention Project. Nutrients. 2020 May 9;12(5):1354. doi: 10.3390/nu12051354. PMID: 32397384; PMCID: PMC7285071.

- Questionario: Terman M, Terman JS. Light therapy for seasonal and nonseasonal depression: efficacy, protocol, safety, and side effects. CNS Spectrums, 2005;10:647-663. (Downloadable at www.cet.org). Traduzione italiana: Gavinelli C. e Ballan S., Dipartimento di Neuroscienze Cliniche, San Raffaele – Turro, Milano. Copyright 2008, Center for Environmental Therapeutics.

 

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