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Storie per orientare | 7 min. tempo di lettura

Motivazione al cambiamento: come trovarla

Perché è così difficile cambiare vita? Tanti sono i fattori che determinano la riuscita o meno di un cambiamento negli stili e nelle abitudini quotidiane, ma tra i più importanti c’è la motivazione. È composta da due elementi: insoddisfazione per la situazione che stiamo vivendo e fiducia nelle nostre capacità di cambiare.

Per chi soffre di determinate patologie croniche, come sovrappeso e obesità, ma anche diabete e malattie cardiovascolari, non fumare, cibarsi in maniera varia e salutare, praticare moderata ma costante attività fisica, sono elementi che possono fare la differenza in un percorso di gestione della propria malattia. C’è però un altro fattore di grande importanza: la motivazione.

Come nasce la motivazione e, soprattutto, come possiamo coltivarla nel tempo, senza perderla di vista?

 

Un percorso di consapevolezza

Tutti noi sappiamo che guadagnare troppo peso, non praticare alcuna attività fisica e adottare abitudini insane, come fumare o bere alcool, è dannoso per il nostro benessere, eppure passare dalla teoria alla pratica può non essere affatto facile.

 

Ecco, allora, che la motivazione gioca un fattore chiave: è la disposizione a cambiare lo stato attuale delle cose ed è influenzata da diversi elementi. Innanzitutto la specifica personalità dell’individuo, poi l’ambiente in cui siamo cresciuti e quello in cui stiamo vivendo. Alcune figure professionali, specie se si parla di un cambiamento dettato da esigenze salutistiche, possono aiutare a trovare la motivazione a cambiare lo stato delle cose: pensiamo, per esempio, all’importanza di trovare un team di professionisti (medici, nutrizionisti, psicologi…) preparati e umanamente vicini al paziente che sta affrontando un percorso di gestione di sovrappeso o obesità. Anche chi ci sta accanto e condivide con noi gioie e dolori del trasformare la propria vita ha un ruolo determinante, e ne abbiamo parlato spesso, anche nel mantenere alta la nostra motivazione.

 

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La fiducia in se stessi

La motivazione nasce innanzitutto da uno stato di insoddisfazione: è quella scintilla che si accende dentro di noi e ci fa pensare “devo cambiare qualcosa”.

La motivazione nasce dalla percezione di vivere una situazione di malessere e di volerla cambiare. Questo però non basta, affinché la motivazione si trasformi in qualcosa di concreto. È indispensabile un secondo elemento, prezioso al pari del primo: la fiducia nelle proprie capacità, unita a ottimismo e speranza di potercela fare a cambiare davvero lo stato delle cose. Porsi obiettivi troppo ambiziosi non aiuta nell’impresa, anzi, può produrre l’effetto opposto, quello, cioè, di perdere fiducia in se stessi, con il rischio concreto di abbandonare la motivazione e mollare tutto. I cambiamenti drastici, infatti, non sono sostenibili nel lungo periodo: molto meglio percorrere la strada con piccoli, graduali ma costanti cambiamenti, quelli alla nostra portata. Se, in particolare, si sta affrontando un percorso di dimagrimento, farsi affiancare da specialisti potrà essere di grande aiuto per mantenere alta la motivazione e, al contempo, non perdere la fiducia in se stessi in ogni fase del percorso terapeutico.

 

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L’ambivalenza è un conflitto tra le ragioni che abbiamo per voler modificare la nostra situazione e le ragioni opposte, quelle che ci dicono di non farlo, che non ne vale la pena. L’ambivalenza non deve spaventare: è un elemento cruciale nel percorso individuale di cambiamento, perché spinge a dare ancora di più e a raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati.

L’elemento disturbante, l’ambivalenza

Ogni percorso di cambiamento, che sia radicale o anche più contenuto, è sempre toccato da un ultimo elemento, del quale non bisogna avere timore, perché è del tutto naturale che compaia a un certo punto sulla via: l’ambivalenza. Altro non è che un conflitto tra le ragioni che abbiamo per voler modificare la nostra situazione e le ragioni opposte, quelle che ci dicono di non farlo, che non ne vale la pena, che tutto sommato va bene restare in tale condizione.L’ambivalenza è un ostacolo, uno stop che arriva all’improvviso e che, se assecondato, rischia di vanificare ogni sforzo. Spesso causata dalla fatica - perché ogni cambiamento implica fatica -, può generare frustrazione, stress e senso di colpa, talvolta addirittura rabbia per non riuscire a raggiungere l’obiettivo che ci siamo prefissati. Ma non bisogna cedere alla paura: l’ambivalenza fa parte del percorso e anzi, dagli esperti è considerata un elemento cruciale nel percorso individuale di cambiamento, nel quale i sentimenti giocano un ruolo chiave. Ecco che, allora, cedere all’ambivalenza può provocare una ricaduta, un ritorno, cioè, ai comportamenti che abbiamo deciso di abbandonare.

Vivere una ricaduta o uno stop momentaneo sulla strada del cambiamento non vanno, però, vissuti necessariamente come fallimento, un segno di debolezza o di inadeguatezza, anzi: può essere un elemento per rinvigorire la propria motivazione, lavorare insieme ai professionisti sui punti deboli e rimettersi sulla via più forti di prima

Rialzarsi dopo una ricaduta

Vivere una ricaduta o uno stop momentaneo sulla strada del cambiamento non vanno, però, vissuti necessariamente come fallimento, un segno di debolezza o di inadeguatezza, anzi: può essere un elemento per rinvigorire la propria motivazione, lavorare insieme ai professionisti sui punti deboli e rimettersi sulla via più forti di prima. A un patto, però: bisogna sapersi rialzare in tempi brevi, riprendere il timone in fretta e recuperare la rotta prontamente. E se non ce la si fa, se si capisce che stiamo per abbandonare il proposito di sradicare comportamenti e abitudini consolidate da anni ma che ci generano grande frustrazione e insoddisfazione, allora c’è sempre l’ultima fondamentale carta che può venirci in soccorso, salvandoci dal naufragio finale: chiedere aiuto.

In particolare nel percorso di gestione di sovrappeso e obesità molti sono gli attori che giocano a nostro favore, magari nell’ombra, ma sempre presenti e pronti a gettarci un prezioso salvagente: familiari, amici, colleghi, professionisti (medico, specialista, nutrizionista, psicologo…). A tutti loro possiamo sempre rivolgerci per ottenere nuovi stimoli, che poi dovranno essere coordinati dal medico specialista nella terapia dell'obesità. Le ricadute sono la norma e non l'eccezione nella cura dell'obesità, e, una volta superate e raggiunti gli obiettivi che ci eravamo prefissati, non potranno che darci ancora più soddisfazione per avercela fatta, nonostante tutto.

Medici, nutrizionisti e psicologi preparati e umanamente vicini a chi sta affrontando un percorso di gestione di sovrappeso o obesità aiutano a mantenere alta la motivazione. Non esitare a rivolgerti a loro ogni qualvolta ne senti la necessità.

Per approfondire

- F. Iarrera e A. Faillacia, “La comunicazione motivante nella terapia di sovrappeso e obesità. Principi e strategie pratiche”, Seed Editore, 2015 

- K. Rand et al., “It is not the diet; it is the mental part we need help with. A multilevel analysis of psychological, emotional, and social well-being in obesity”, International Journal of Qualitative Studies on Health and Well-being, 2017

- S.M.Wright, L.J. Aronne, “Causes of obesity”, Abdominal Imaging 2012

 

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