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Storie di scienza | 5 min. tempo di lettura

I circoli vizioni che ostacolano la perdita di peso

Per perdere peso la volontà può non bastare: l’organismo è capace di mettere in atto una serie di meccanismi, fisiologici o psicologici, volti a conservare il peso più alto raggiunto. Circoli viziosi che è bene conoscere per adottare la giusta strategia.

Perché quando si parla di obesità, è tanto difficile tornare indietro? Perché una volta raggiunto un peso eccessivo, ipotizziamo 100 kg, il nostro corpo non capisce che è troppo e non si auto-regola? 
Vi sono diverse cause: endocrine, neurologiche, motivazionali. Persino il microbiota può giocare un ruolo fondamentale. Si può osservare una caratteristica comune a tutte queste cause: l’instaurarsi di circoli viziosi che portano l’individuo a mantenere il peso raggiunto, anche in caso di livelli di obesità gravi. In questo l’obesità sembra agire come alcune dipendenze: quando un fumatore è abituato a fumare 10 sigarette, sarà spontaneo per lui mantenere tale abitudine, così come lo è mantenere i kg in eccesso per il paziente obeso. Ecco quali sono i più frequenti “circoli viziosi” e come agiscono.

Circolo vizioso neurologico

È un circolo vizioso significativo: una volta che il cervello è abituato ai segnali che vengono dal consumo di una data quantità di cibo, e in particolare alla dopamina nell’area tegmentale ventrale, esso la richiede quotidianamente con meccanismi simili a quelli con cui un fumatore richiede le 10 sigarette al giorno a cui è abituato. Non importa se quel cibo non ci serve o ci fa male come le 10 sigarette: ormai ci siamo abituati e, da un punto di vista neurologico, ne siamo diventati dipendenti. Questo circolo vizioso è molto forte, perché ha a che fare con il nostro cervello e con neuro-trasmettitori potenti, come la dopamina; come per molte dipendenze è facile metterci un piede, si ha l’impressione di poter tornare indietro quando si vuole, ma quando ci si prova concretamente si scopre che non è così facile.

Circolo vizioso endocrino

Anche da un punto di vista endocrino abbiamo circoli viziosi. Per accumulare peso nell’obesità è necessario un eccesso di energia, il che significa richiedere frequentemente al pancreas un lavoro extra: secernere più insulina. Questo comporta che le cellule adibite a bruciare energia possano, in soggetti predisposti, “abituarsi” a una quantità maggiore di insulina e progressivamente diventare meno sensibili all’azione dell’insulina stessa (fenomeno noto come insulino-resistenza, frequente nel soggetto affetto da obesità). Essere insulino-resistenti significa che le cellule muscolari faticheranno un poco di più a incamerare dal sangue e bruciare il glucosio, e questo rappresenta un ostacolo metabolico; un altro circolo vizioso per il paziente con obesità che, al contrario, avrebbe bisogno di un aiuto e non di ostacoli a livello metabolico.

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Una volta che il cervello è abituato ai segnali che vengono dal consumo di una data quantità di cibo, esso la richiede quotidianamente con meccanismi simili a quelli con cui un fumatore richiede le 10 sigarette al giorno a cui è abituato.

Circolo vizioso a livello di microbiota

Oggi sappiamo che avere un microbiota sano significa anche avere un metabolismo migliore e una minore suscettibilità all’obesità. Tuttavia, una volta che è iniziato il processo di accumulo di tessuto adiposo a livello addominale, lo spazio per la distensione dell’intestino nella cavità addominale è sempre minore, perché essa è occupata dal cosiddetto “grasso viscerale”. Alcuni degli alimenti più utili al nostro microbiota, quali per esempio i legumi, le brassicacee e altri vegetali ricchi di fibre, vengono in parte fermentati dal microbiota, causando una produzione di gas che può provocare discomfort addominale. Questo rende frequente nel paziente con obesità la scarsa tolleranza a porzioni abbondanti di alimenti ricchi di fibre prebiotiche, peggiorando la salute del microbiota e, in tal modo, contribuendo a un ulteriore circolo vizioso. I motivi di questo circolo vizioso sono diversi, uno dei meccanismi più rilevanti con cui un microbiota è in grado di aiutare il paziente affetto da obesità è la sua influenza sulla secrezione di GLP-1, importante ormone prodotto a livello intestinale che si è dimostrato utile proprio nel campo dell’obesità. 

Circoli viziosi motivazionali

La motivazione è importante nell’affrontare la terapia dell’obesità, tuttavia mantenere una motivazione solida è una sfida non semplice, e alle volte usiamo la nostra stessa intelligenza per sabotare i migliori propositi. Questo può avvenire dopo un primo periodo in cui il paziente ha perso, per esempio, una decina di chili in 3 mesi: è soddisfatto e sa che quando è nelle condizioni per riuscire a impegnarsi, può farcela. Allora è possibile fare questo ragionamento basato su un dato oggettivo: quando si è nelle condizioni giuste, ce la si può fare, il che di per sé sarebbe eccellente se fosse funzionale al perseverare della motivazione. Ma il nostro cervello può usare questo dato di realtà anche per dirsi: se quando sono nelle condizioni corrette, posso farcela, allora posso anche indulgere un poco, questa sera, questo fine settimana, magari ancora qualche giorno e poi riprendere domani, dopodomani, la settimana prossima… Questa modalità di pensiero è talmente frequente che la frase “Comincio la dieta lunedì” è un modo di dire comune in parecchi paesi: si pensa a un momento in cui si riprenderà la dieta dopo un periodo di “pausa”, che può essere stato deciso anche sulla base di un primo momento di successo. Ma una volta riprese alcune abitudini, diventa difficile tornare indietro: dopo aver ripreso a fumare 10 sigarette, pur essendo riuscito a ridurle a 6 per un periodo, ci vuole un ulteriore sforzo che non sempre siamo nelle condizioni di ripetere, e il lunedì rischia di diventare quello successivo.

Mantenere una motivazione solida è una sfida non semplice, e a volte è la nostra stessa intelligenza a sabotare i migliori propositi, portandoci a confidare nella nostra capacità di controllare la situazione dopo i primi successi

Circoli viziosi e attività fisica

Anche nella scarsa attitudine all’esercizio fisico si possono individuare meccanismi di auto sabotaggio dovuti a circoli viziosi. La riduzione dell’attività fisica in pazienti affetti da obesità è di comune riscontro, le motivazioni possono essere diverse: per esempio, più si pesa e più è faticoso fare attività fisica, più si pesa e più probabilità si hanno di avere problematiche osteo articolari, più si pesa e più si è timidi o poco motivati nel fare attività fisica. Recentemente le neuroscienze hanno spiegato come la scarsa propensione all’attività fisica possa essere più una conseguenza che una causa dell’aumento di peso, e questo per la riduzione dei recettori per la dopamina (in particolare tipo D2 e non D1) che si osserva nel corpo striato, struttura presente nel cervello. Questa è la dimostrazione che il paziente obeso non è “pigro”, ma è in un circolo vizioso in cui le modifiche neurologiche dovute all’aumento di peso rendono la persona poco propensa all’attività fisica, il che comporta un dispendio energetico minore e un aumentato rischio di ulteriore accumulo di peso.

Per approfondire:
  • David J. Linden: La bussola del piacere, Codice Edizioni, 2017 ISBN: 978-88-7578-290-0
  • Barazzoni R, Gortan Cappellari G, Ragni M, Nisoli E Insulin resistance in obesity: an overview of fundamental alterations. Eat Weight Disord. 2018 Apr;23(2):149-157
  • Joseph Lupien-Meilleur, et al. Interplay Between Gut Microbiota and Gastrointestinal Peptides: Potential Outcomes on the Regulation of Glucose Control.Can J Diabetes. 2020 Jun;44(4):359-367
  • Teixeira, P.J., Silva, M.N., Mata, J. et al. Motivation, self-determination, and long-term weight control. Int J Behav Nutr Phys Act 9, 22 (2012)

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